23 agosto 2010

Fr. Virgilio Ridolfi è tornato alla Casa del Padre


   

Il giorno 23 agosto 2010 è deceduto presso l’Ospedale Serristori in Figline V.no il nostro confratello Fr. Virgilio (Dino) Ridolfi di anni 96, 79 di professione religiosa e 72 di ordinazione sacerdotale.
La scoperta radicale di Cristo, come via, verità e vita del credente, nasce in P. Virgilio nel piccolo borgo di Dama, all’ombra della Verna, in una famiglia profondamente cristiana che già era stata visitata dalla chiamata di Dio e di San Francesco: lo zio P. Ambrogio, missionario in Egitto, Ministro Provinciale dei Frati di Toscana, Professore e studioso di Filosofia.
Giovanissimo entra nel seminario francescano, insieme al fratello gemello Rodolfo poi fra Valentino, che morirà a soli 44 anni (P. Virgilio è stato tumulato accanto alla sua tomba, nel paese natio).
Dopo gli studi di liceo e teologia emette la professione solenne della regola francescana nel 1936 e due anni dopo viene ordinato sacerdote.
Nel 1939 l’obbedienza lo porta al Seminario di  S. Romolo, dove ha dimorato per oltre 70 anni, svolgendo numerose mansioni: maestro e vicerettore del collegio, guardiano della Comunità. Ha speso tutta la sua vita nel Seminario, nella formazione dei giovani, chiamati fratini: educatore attento, equilibrato, sensibile alle esigenze dei ragazzi, insegnante di italiano e latino capacissimo, paziente e comprensivo.
In anni difficili, come quelli della II guerra mondiale e del dopoguerra, in mezzo a difficoltà generali di ogni tipo, P. Virgilio insieme ai suoi confratelli, seppe sopperire con sacrifici e iniziative intelligenti oltre al mantenimento di ben 100 fratini, anche all’accoglienza di tanti che da Figline  si erano rifugiati nel colle detto “dei Cappuccini”.
Presto gli fu affidata la direzione del Bollettino “I Piccoli Amici di S. Antonio”: con inventiva, capacità e programmazione accurata seppe farne uno strumento di sostegno economico allora indispensabile al mantenimento del Seminario e di aiuto ai missionari e alla stessa Provincia Toscana, ma volle che fosse contemporaneamente uno strumento di animazione vocazionale e di apostolato cristiano. Con il suo parlare figurato, diceva che il giornalino doveva essere uno zelante apostolo del Signore e uno stimato frate da cerca.
Così per 60 anni, ogni mese, lettori di tutta l’Italia (raggiungendo anche un milione di copie!) hanno potuto leggere la sua parola, presentata con semplicità, vivacità e brillantezza (caratteristica la pagina interna: parla Frugolino), attraverso la quale dava formazione cristiana e arrivava al cuore della gente. E i lettori rispondevano con generosità e ricorrevano a lui per avere preghiere e consigli spirituali: P. Virgilio dava a tutti una risposta scritta di sua mano, infondendo coraggio, dando conforto e invitando alla fiducia nel Signore. Era questo l’impegno che gli prendeva maggior tempo, ma che faceva con tanta passione: le risposte illuminate le traeva dal suo cuore, dalla sua  fede ed anche dalla sua indole sempre portata all’ottimismo e alla speranza.
Qualcuno ha visto in lui un manager di azienda: certamente sapeva ben programmare e dirigere personale e organizzazione del Giornalino e affrontare con decisione tutte le difficoltà. Ma tutti quelli che lo hanno conosciuto da vicino si sono subito accorti della sua vita interiore di stampo prettamente francescano ed ha goduto del suo carattere gioviale e scherzoso, attraverso il quale diffondeva intorno a sé la letizia evangelica. Era sempre pronto a dare una mano agli altri e a risollevare il morale anche con battute e scherzi originali. Nella vita di fraternità era esigente nel rispetto degli orari e sempre presente agli atti di vita comune, particolarmente alla preghiera.
Era molto generoso, soprattutto con i missionari e sempre pronto a dare incoraggiamento a tutti nei momenti di difficoltà e di prova e contento del successo dei confratelli nelle varie attività pastorali, molto attento e interessato alla vita e alle attività della Provincia Toscana dei frati, soprattutto a quelle a carattere vocazionale.
D’accordo con i superiori ha potuto apportare grandi migliorie nel convento e nel seminario ed aggiungere nuove strutture, come la moderna Cappella dedicata a S. Antonio e la sottostante Palestra. Per questi lavori e per le strutture tecniche del giornalino,ha maneggiato tanti soldi, ma, ligio all’insegnamento di S. Francesco, del denaro non ne faceva un uso egoistico: la sua cella era spoglia, nel suo tavolo una manuale macchina da scrivere,  nel loggiato una vecchia cinquecento, indispensabile per sportarsi  dal colle “dei Cappuccini”.
Non era un santo, ma aveva una fede profonda e si lasciava  guidare dalla Regola del Padre S. Francesco.
Ha goduto per lunghissimi anni ottima salute, ma anche per lui è venuta la prova della malattia, del dolore e della solitudine. È stato così anche per P. Virgilio. Dura prova, ma accolta con forza di spirito e di fede. Colpito dal morbo di Parkinson circa 20 anni fa, ha continuato la sua attività nel Giornalino e come animatore della Comunità di S. Romolo, fino a quando la malattia non lo ha bloccato in una sedia a rotelle. Ma il dolore più grande non era la malattia, che ha sopportato con spirito di rassegnazione nel Signore, quanto l’inattività, che ha combattuto fino all’ultimo, scrivendo con mano tremolante provando addirittura ad usare il  computer.
Accolto negli ultimi 3 anni a frate Sole,  dalla sua camera cercava di arrivare agli altri degenti con messaggi di fede e di speranza, invitandoli in occasione delle Solennità liturgiche a venire da lui per ricevere il Sacramento della riconciliazione.
In un suo scritto del 2003, in cui ripercorre le tappe della sua vita e la storia del giornalino, conclude ringraziando il Signore per averlo voluto sacerdote e religioso francescano, per aver avuto superiori benevoli e comprensivi, per aver potuto dare a tante famiglie con il giornalino serenità e amore, e si affida alla sua misericordia, se non sempre il suo agire è stato in linea con la regola professata.
Anche noi ringraziamo il Signore per il dono di questo nostro fratello, frate e sacerdote e lo affidiamo al suo amore di Padre. Il Signore gli doni la sua pace.

 

 

 


 

 

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