Convento Monte alle Croci
Via S. Salvatore al Monte 9
50125 Firenze
055.2001229 - (fax) 055.244843
www.monteallecroci.it
Le cronache ci parlano di un lascito che Luca della Tosa, gentiluomo
fiorentino, elargì nel 1417 all'Ordine francescano: il
lascito consisteva in una villa con cappella e altri edifici annessi,
ed inoltre prevedeva un ampio terreno circostante, vincolato alla
costruzione di un convento e di una chiesa entro un anno dal contratto
di donazione. Il primo nucleo della chiesa e del piccolo convento
annesso si fa dunque risalire con certezza agli anni 1418-19,
mentre documenti successivi testimoniano che, morto il Della Tosa,
per l'ampliamento ed il compietamento della fabbrica i frati si
rivolsero in un primo tempo a Cosimo il Vecchio de' Medici e successivamente
con più successo ad un facoltoso mercante fiorentino: Castello
dei Quaratesi che si assunse l'onere di finanziare l'intero progetto.
Sopra la chiesa primitiva, della quale rimangono alcune tracce,
si costrui nel corso di tutto il '400, la chiesa attuale, secondo
il progetto attribuito in gran parte all'architetto fiorentino
Simone dei Pollaiolo detto il Cronaca (1457-1508) come attesta
anche il Vasari. La chiesa si presenta con una facciata estremamente
classica: in basso, un unico grande portale, sul timpano si aprono
tre finestre edicolate mentre nella cuspide è posto lo
stemma in pietra arenaria raffigurante l'aquila emblema dei Quaratesi
e dell'Arte di Calimala. Fu infatti all'Arte di Calimala, cui
apparteneva, che il Quarantesi, alla sua morte, lasciò
l'ingente patrimonio con la clausola vincolante di portare a termine
i lavori della chiesa di San Salvatore.
L'interno, di elegante e raffinata semplicità, risente
delle influenze classicheggianti dell'Alberti e di Giuliano da
San Gallo. Sull'unica navata si aprono cinque cappelle per parte,
scandite da un doppio ordine di lesene in pietra forte di stile
dorico. Nell'ordine superiore si aprono finestre a frontoni alterni,
centinati e triangolari. Altre finestre più piccole e ad
arco illuminano le cappelle sottostanti. Varie vetrete sono attribuite
al Perugino. Quelle di destra, guardando l'altare sono moderne,
opera di Rodolfo Fanfani (1899-1973). Al lato destro della zona
presbiteriale delimitata da un grande arco sul quale spicca lo
stemma policromo dell'arte di Calimala, si apre la Cappella dei
Nerli, anch'essa d'impianto rinascimentale. Il tetto è
a capriate, mentre l'attuale pavimento dove si trovano bellissime
lapidi funerarie, è stato in gran parte ricostruito nel
1849. Annesso alla chiesa c'è l'omonimo convento di frati
con il bel chiostro quattrocentesco.